Calcio a 5 MISTO

Quartotempo Firenze - Four-Minute BarrierS

Introduzione a “Four-Minute BarrierS”, il nuovo calcio a 5 MISTO giocato da vedenti E non-vedenti!

di Iacopo Fossi

Esattamente tre anni fa, due atleti della nazionale italiana di calcio a 5 per non vedenti, Jacopo Lilli e Nicola Mauro, contattarono la ASD Quartotempo Firenze, per capire se fosse stato possibile creare, sul territorio fiorentino, una squadra di tale disciplina nel cui contesto sportivo avrebbero potuto allenarsi. Facevano parte della squadra di Roma e di Bari ma si erano trasferiti a Firenze per motivi di studio ed era loro pertanto impossibile continuare a praticare questa disciplina sportiva con continuità. In questi tre anni la squadra non si è soltanto formata, ma grazie ad un gruppo unito, numeroso ed internazionale ed alla professionalità dello staff tecnico ha raggiunto degli ottimi risultati sul piano sportivo e sociale. A seguito dei numerosi scambi ed esperienze con le realtà sportive nazionali ed internazionali di riferimento, così come con le associazioni di categoria, sono emersi alcuni interrogativi riguardanti il futuro ed un possibile sviluppo ulteriore della disciplina in oggetto quali: Come può un non vedente che abita lontano da una delle poche squadre esistenti in Italia (solo sei) allenarsi con costanza e anelare a partecipare al campionato italiano? E ancora: Come può costituire una squadra se dove abita il numero di non vedenti conta poche persone?

E poi altre domande ancora: gli studenti non vedenti negli istituti scolastici, che spesso sono pochissimi, come possono prendere parte alle attività sportive di squadra proposte nelle ore di Educazione Fisica, evitando così una pressoché inevitabile esclusione?

Parlando con numerose famiglie di bambini e ragazzi non vedenti, gli elementi che spesso spaventano i genitori sono legati alla sicurezza e all’incolumità fisica del proprio figlio. Per molti di loro il calcio a 5 per non vedenti è pericoloso, e ciò fa si che essi orientino le scelte del bambino/ragazzo verso sport individuali, quando invece uno sport di squadra di questo tipo ha un potere terapeutico altissimo sia sul piano psicologico per le relazioni che si intessono e per la missione comune e condivisa con altri compagni, sia perché il potersi muovere liberamente in campo senza nessun tipo di ausilio (bastone bianco/cane guida/accompagnatore), sapere dove sta andando la palla, orientarsi per catturarla o passarla ad un compagno, porta benefici sul piano coordinativo e di orientamento spaziale che trascende il campo di calcetto e incide fortemente sulla vita quotidiana ( “Uno che sa orientarsi in campo in un quartiere non si perde” dice spesso Jacopo Lilli, da 20 anni calciatore).

Mettendo insieme questi elementi della sicurezza, della lontananza, della solitudine, dei benefici su più dimensioni, la dirigenza di Quartotempo Firenze ha iniziato a pensare che se fosse cambiata l’organizzazione del gioco allora poteva aprirsi qualcosa di nuovo e importante. E’ stato l’incontro con la Foundation for Development of the Cultural and Business Potential of Civil Society (FDCBPCS) con sede in Bulgaria e con l’Europrogettista Matteo Curreli che ha dato l’avvio concreto al progetto che adesso prende il nome di “Four-Minute BarrierS”: è stata loro l’idea di mettere insieme vedenti e non vedenti sullo stesso campo. Sono iniziati mesi di esperimenti sul campo, riflessioni ai tavoli, telefonate notturne quando le idee senza orario sorgevano; tutto ruotava attorno a poche domande: quale regole introdurre per rendere il gioco avvincente sia per i vedenti che per i non vedenti? Quali regole le cui limitazioni non annoiassero i vedenti? Quale equilibrio regolamentare possibile per far sì che i non vedenti non si sentissero frustrati?

Le regole sono poi nate dopo una lunga gestazione fatta di prove e ripensamenti ed adesso fanno da cornice ad un nuovo sport bellissimo, più sicuro del Calcio a 5 non vedenti, più divertente per i non vedenti (un passaggio ricevuto da un vedente è spesso più preciso che quello ricevuto da un non vedente; un non vedente può permettersi con più tranquillità di fare un passaggio impreciso verso un vedente invece che investire energia nella precisione estrema; è un gioco più corale), applicabile in tante realtà con un numero esiguo di non vedenti (una scuola, un paesino sperduto), che promuove l’integrazione e un facile scambio tra mondo dei vedenti e dei non vedenti, scambio che spesso, spessissimo è complesso e pieno di paure e di insicurezze bilaterali. Una disciplina in cui sono banditi il pietismo ed un’integrazione imposta, le cui regole consentono di poter giocare ad un livello agonistico notevole, senza esclusione di colpi…. e prese in giro, come mostra chiaramente il video allegato al progetto. Il regolamento prevede che le squadre siano formate da 5 giocatori per squadra, di cui 3 vedenti tra cui obbligatoriamente il portiere, e 2 non vedenti. Elementi indispensabili affinché si possa disputare una partita di tale disciplina sono: un pallone sonoro e la presenza di sponde laterali che permettano ai calciatori non vedenti di avere un riferimento spaziale costante e che favorisca la loro messa in sicurezza. I 2 giocatori vedenti di movimento sono obbligati a stazionare ognuno in una metà campo diversa; possono interscambiarsi ma nel momento in cui lo fanno devono necessariamente disinteressarsi dell’azione. Se un difensore attacca un portatore di palla, sia esso vedente o non vedente, è tenuto a segnalarsi vocalmente utilizzando il termine internazionale “Voy”. Il regolamento impedisce ad un calciatore vedente di togliere la palla ad un calciatore non vedente quando egli è in possesso di palla; è possibile però intercettare un suo passaggio. Viceversa, un calciatore non vedente può attaccare un qualunque giocatore avversario in possesso di palla. Infine, affinché si possa concludere a rete un’azione, è necessario che vi siano stati almeno 3 passaggi consecutivi nella metà campo offensiva.

CALCIO A 5 MISTO: UN’OPPORTUNITÀ DI SVAGO, CRESCITA ED INTEGRAZIONE SOCIALE

di Jacopo Lilli

Nel corso della mia ormai ventennale carriera di calciatore non vedente mi è capitato innumerevoli volte di parlare della mia disciplina sportiva d’appartenenza e la reazione immediata di qualsiasi interlocutore io avessi di fronte era sempre improntata all’incredulità più assoluta. Nonostante non potessi per ovvie ragioni di carattere fisico, essendo io non vedente dalla nascita, osservare con i miei occhi le loro espressioni, percepivo i loro sguardi incuriositi e scettici allo stesso tempo, a cui seguiva inequivocabilmente la fatidica domanda: “E come fate?” Questo breve preambolo serve a far capire ai lettori che a muoverci in un ambiente per sua natura scettico, noi calciatori non vedenti siamo abituati fin dal principio della nostra attività e per cui immagino già la vostra incredulità nel leggere che un esperienza di calcio a 5 misto, ovvero un calcio a 5 in cui possano giocare, all’interno di una stessa squadra, vedenti e non vedenti, non solo è possibile, ma potrebbe risultare notevolmente utile, e da molteplici punti di vista, sia per i soggetti minorati della vista che per i soggetti cosiddetti normodotati, oltre ad essere straordinariamente divertente e stimolante. La mia relazione si articolerà in due parti; ad una prima parte esplicativa volta a specificare le caratteristiche ed il funzionamento del gioco, seguirà una breve trattazione di quelli che, a mio modesto avviso, sono i maggiori punti di forza di questa innovativa disciplina.

Caratteristiche e funzionamento del gioco

Il calcio a 5 misto fa proprie molte delle regole e delle caratteristiche legate al setting proprie del calcio a 5 per non vedenti. Indispensabile ai fini di permettere ai soggetti non vedenti di giocare a calcio è l’utilizzo di un pallone sonoro e la presenza, lungo i margini laterali di un normale campo di calcio a 5, di barriere alte circa 1.30 metri che impediscano al pallone di uscire dal campo e che forniscano al non vedente una fonte costante di orientamento. Nel calcio a 5 misto le squadre devono essere composte da tre vedenti, due giocatori di campo e un portiere, e da due non vedenti. Un’altra caratteristica essenziale del calcio a 5 per non vedenti e, di conseguenza, anche del calcio a 5 misto è la presenza di guide vedenti che possano orientare i calciatori non vedenti all’interno del campo. Nel calcio a 5 misto le guide sono i portieri, per quanto concerne la fase difensiva, la guida retroporta, che orienta il non vedente quando si trova nelle condizioni di poter calciare a rete, e ovviamente i vedenti presenti in campo. Il ruolo dei vedenti in campo è contingentato da alcune specificità che permettono al gioco di svolgersi su un piano paritario rispetto alle ovvie differenze di condizione fisica tra vedenti e non vedenti. I due vedenti presenti in campo, ad esempio, sono tenuti a stazionare obbligatoriamente in una delle due metà campo, offensiva o difensiva. Nel momento in cui un vedente dovesse superare palla al piede ad esempio la metà campo offensiva, è necessario che il suo compagno di squadra, anch’esso vedente, si disinteressi totalmente dell’azione e si sposti nella metà campo difensiva. Anche la possibilità di guidare i propri compagni non vedenti deve limitarsi alla propria metà campo di competenza. Inoltre il vedente non può in nessun modo contrastare il non vedente in possesso di palla né intercettarne un tiro in porta; il non vedente, viceversa, può farlo. Il portiere, a sua volta, può usufruire di tutta l’aria di rigore prevista nel calcio a 5 e contrastare l’avversario con tutto il corpo se trattasi di avversario vedente; viceversa, nel caso in cui ad attaccare sia un non vedente, l’aria d’azione del portiere è limitata ad un perimetro di 2 m x 5 m. Una caratteristica essenziale del calcio a 5 per non vedenti e anche del calcio a 5 misto, al fine di garantire il più possibile l’incolumità fisica dei partecipanti non vedenti, è l’obbligo di segnalazione vocale da parte di un giocatore che agisca in fase difensiva attaccando un portatore di palla; l’annuncio lo rende percepibile e quindi visibile al non vedente che può quindi scartarlo. Al fine di rendere più corale e fluida la manovra, sono previste alcune regole specifiche del calcio a 5 misto: ogni azione nella metà campo offensiva deve prevedere almeno un passaggio dal vedente al non vedente; nel caso in cui sia il non vedente ad entrare palla al piede nella metà campo offensiva, dovrà passare la palla ad un vedente che, a sua volta, dovrà ripassarla ad un non vedente per poter concludere a rete. Sostanzialmente, all’interno della metà campo offensiva, dovrà sempre esserci un passaggio tra un vedente ed un non vedente per poter tirare in porta. Questa sequenza non dovrà essere ripetuta in caso di calci di punizione, calci di rigore o rimesse laterali, se il pallone dovesse superare le sponde in altezza.

Punti di forza della disciplina in oggetto

Tanto dai due test realizzati dall’ASD Quarto Tempo Firenze, quanto dal proficuo ed articolato interscambio di opinioni tra gli animatori del progetto, sono emersi diversi punti di forza riguardanti l’implementazione del progetto e le sue prospettive future. Innanzitutto, i test pratici realizzati in squadra hanno reso evidente come il calcio a 5 misto, rispetto al calcio a 5 per non vedenti, sia uno sport molto più dinamico in cui le azioni di gioco si sviluppano in modo molto più corale ed armonico. Al persistente ricorso alle azioni individuali di uno contro uno da parte del singolo, tipico del calcio a 5 per non vedenti, si sostituisce una più spiccata propenzione allo scambio con i compagni e ai movimenti senza palla. Ciò permette, soprattutto al non vedente, di utilizzare in maniera molto più produttiva le energie fisiche e di poter concludere a rete con molta più lucidità. I test hanno inoltre dimostrato che i vedenti in campo non si limitano a svolgere un ruolo di mero supporto ai rispettivi compagni non vedenti, bensì sono parte attiva di un gioco che risulta, anche ai loro occhi, divertente e stimolante.

Il dibattito riguardante le prospettive che l’implementazione di una disciplina sportiva di questo genere potrebbe aprire è stato altrettanto interessante e ricco di spunti. In primo luogo, è da sottolineare come questa disciplina, così come il calcio a 5 per non vedenti, vada a sviluppare e ad affinare delle capacità che risultano essenziali al fine di permettere al non vedente di essere più autonomo ed efficiente nella sua vita quotidiana. Nel calcio a 5 il giocatore non vedente è sottoposto ad una serie di stimoli sonori e vocali che egli deve essere in grado di decodificare e comprendere in frazioni di tempo relativamente brevi. Oltre alla ricezione e decodificazione di stimoli, il non vedente deve essere in grado di muoversi in totale autonomia all’interno di uno spazio aperto e di sviluppare una serie di capacità balistiche e di coordinazione psicomotoria che gli permettano di poter stoppare, condurre, passare o calciare in porta un pallone da calcio. Orientamento, abilità motorie, capacità balistiche, tutti strumenti indispensabili nello sviluppo dell’individuo.

Il calcio a 5 misto andrebbe anche a risolvere, a nostro modo di vedere, una delle difficoltà più rilevanti nello sviluppo del calcio a 5 per non vedenti, ovvero quella relativa al numero di partecipanti. Il numero di persone totalmente prive di vista è, per fortuna, notevolmente diminuito rispetto a qualche decennio orsono, e ciò ha reso, con la concomitante scomparsa degli istituti per ciechi e dell’educazione speciale, molto più complicato reperire sei/sette giocatori non vedenti per poter formare una squadra. Il numero ridotto dei non vedenti in campo renderebbe per tanto molto più semplice la creazione di squadre e, magari in prospettiva futura, la nascita di campionati nazionali molto più competitivi.

Oltre alla scomparsa dell’educazione speciale, un altro ostacolo nel reperimento soprattutto di giovani o giovanissimi calciatori non vedenti è spesso l’opposizione o la diffidenza da parte delle famiglie, spaventate dall’irruenza dei contrasti e dalla pericolosità del gioco in se. Anche da questo punto di vista l’implementazione del calcio a 5 misto potrebbe rappresentare un considerevole impulso verso il superamento di tale endemica diffidenza in quanto la presenza di ben tre vedenti in campo, rende il gioco molto più sicuro limitando al minimo le eventualità di infortunio.

Infine, ma non ultimo per importanza, è da sottolineare il fatto che questa disciplina sportiva, oltre ai suddetti vantaggi per chi la praticasse, potrebbe diventare un potentissimo veicolo di integrazione e di inclusione sociale. In questo senso saranno necessari il coinvolgimento e la collaborazione di soggetti intermediari come associazioni di categoria e, soprattutto, istituzioni scolastiche. L’ora di educazione fisica, purtroppo nella maggior parte dei casi, rappresenta, per chi ha una disabilità, un momento traumatico; il disabile non può, per i suoi limiti fisici, prendere parte alle attività sportive che praticano i suoi compagni normodotati e ciò contribuisce a far crescere in lui/lei un senso di emarginazione e di profondo sconforto. è in contesti di questo tipo che la possibilità che si possa praticare una disciplina sportiva inclusiva come il calcio a 5 misto deve irrompere con tutta la sua carica di innovazione ed entusiasmo. Grazie all’impegno e alla collaborazione dei dirigenti scolastici e degli insegnanti di educazione fisica degli istituti in cui studino soggetti con minorazione visiva, le ore di educazione fisica non vedranno i disabili visivi seduti su una panchina con i loro sguardi sconsolati persi nel vuoto, ma come soggetti protagonisti di un’attività divertente che possa favorire, al contempo, il loro sviluppo psicomotorio e un maggiore affiatamento con i compagni. Il soggetto disabile smetterà di essere, nell’immaginario collettivo di una classe o di una scuola, soltanto una persona bisognosa di assistenza o di aiuto, egli sarà un soggetto attivo di un’attività in cui dovrà interagire, competere, collaborare, crescere e far crescere il mondo attorno a se. Nell’incredibile gesto tecnico di un bambino o di un giovane ragazzo non vedente che segna ad un suo coetaneo vedente, noi non vediamo il superamento di una barriera architettonica bensì l’abbattimento della stessa e tutto ciò, grazie a questa nuova disciplina, è possibile.

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